Fiscalità
Fiscalità nella cessione di una farmacia: le variabili che incidono davvero
La struttura fiscale di una cessione può incidere sul netto percepito quanto il valore nominale dell'operazione. Asset deal o share deal, timing, forma societaria, regime della plusvalenza: le domande da porsi prima di avviare qualsiasi trattativa — e perché la pianificazione preventiva cambia il risultato.
Quando un titolare inizia a valutare la cessione della propria farmacia, la prima domanda che emerge è quasi sempre legata al prezzo. La seconda — spesso trascurata fino all'ultimo momento — riguarda la fiscalità. Eppure la struttura fiscale di un'operazione può incidere sul netto percepito quanto il valore nominale del deal.
Asset deal o share deal: una scelta che cambia tutto
La prima variabile da comprendere è la forma giuridica della cessione. In un asset deal si cede la farmacia come azienda: l'acquirente compra l'avviamento, le scorte, i contratti, il personale. In uno share deal si cedono invece le quote o le azioni della società che detiene la farmacia.
Per il venditore, la differenza fiscale è rilevante. Nel caso di cessione d'azienda (asset deal), la plusvalenza realizzata è tassata come reddito d'impresa. Se la farmacia è condotta in forma individuale, la plusvalenza confluisce nel reddito IRPEF, con aliquote che possono arrivare al 43% più addizionali. Esistono tuttavia regimi agevolativi — come la tassazione separata — che in certi casi consentono di abbassare sensibilmente il carico.
Nel caso di cessione di quote societarie, la plusvalenza è tipicamente tassata come reddito da capitale al 26%. Un'aliquota apparentemente più favorevole, ma che va analizzata nel contesto complessivo dell'operazione: gli acquirenti strutturati preferiscono spesso l'asset deal per ragioni fiscali proprie, e questo può riflettersi sull'offerta.
Il timing della cessione
La data di rogito non è irrilevante. Cedere in un anno fiscale invece di un altro può modificare l'imponibile e — soprattutto se si prevedono altri redditi rilevanti — può fare una differenza concreta sul totale dovuto. Chi pianifica la cessione con 12-24 mesi di anticipo ha la possibilità di ottimizzare questo aspetto con il proprio commercialista.
La trasformazione societaria pre-cessione
Molti titolari operano ancora in forma individuale o come società di persone. Prima di avviare un processo di cessione, vale la pena valutare se la trasformazione in S.r.l. — con un anticipo sufficiente — può migliorare il profilo fiscale dell'operazione. Non è sempre conveniente, e dipende da variabili specifiche, ma è una domanda da porre per tempo.
Le domande da porre al proprio commercialista
Prima di sedersi al tavolo con un potenziale acquirente, il titolare dovrebbe avere risposte chiare a queste domande:
- Qual è la base imponibile della plusvalenza nella mia situazione attuale?
- Posso accedere alla tassazione separata? Conviene?
- Una trasformazione societaria preventiva è ipotizzabile nei tempi che ho?
- Come verranno tassate le scorte e i beni strumentali inclusi nella cessione?
- Ci sono debiti o finanziamenti in corso che impattano la struttura dell'operazione?
La pianificazione fiscale non è un dettaglio tecnico da affrontare a deal concluso. È una parte integrante del processo che, se affrontata con anticipo, può fare una differenza concreta sul netto che il titolare porta a casa.
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